Ed eccomi arrivato alla seconda “pubblicazione” di scritti…
Questa storia ha una genesi molto particolare ed e’ a modo suo un esperimento particolare: una notte ero in chat con un’amica quando mi disse “Tu che inventi storie, perche’ non ne inventi una cosi’ per me, al momento?”. Quello che segue e’ il risultato di quella “prova” cui, un po’ titubante, devo dirlo, mi sottomisi.
La storia fu scritta in piena improvvisazione, direttamente li’, sulla tastiera, scrivendo di getto… Ho ripreso il tutto e l’ho semplicemente corretto da errori di battitura, d’ortografia (orrore!!!) e da qualche imprecisione di punteggiatura (che in quel momento non era proprio una priorita’).
Il risultato e’ una storia senza alcun dubbio un po’ banale, non particolarmente interssante, ma per la quale conservo un ricordo molto piacevole.
Ovviamente la dedica e’ per Lella, che ai tempi mi chiese di scriverla per lei… (che un giorno possa raccontare questa “Favola” al piccolo Vincenzo che in questi giorni, guarda alle volte il caso, compie proprio 2 anni)
Favola
C’era una volta in un paese lontano lontano un ragazzino che abitava ai limiti del bosco. Viveva in una casupola in legno, costruita dall’unica persona che viveva con lui, il suo caro nonnino.
Un bel giorno, mentre andava per il bosco alla ricerca dei pinoli per la torta che tanto gli piaceva, incontrò una volpe. Questa aveva una zampina chiusa nelle ganasce di una tagliola.
Dato che la caccia era vietata, in quel bosco, il ragazzino sapeva benissimo che la tagliola era stata messa lì da bracconieri senza scrupoli e sapeva anche che liberandola si sarebbe tirato addosso delle “attenzioni” che sicuramente non gli avrebbero fatto piacere.
Nonostante questo decise di provare a liberare la volpe.
Dapprima con le mani, poi con sassi ed infine con rami di abete il ragazzino riuscì ad aprire le ganasce abbastanza affinché la volpe potesse estrarre la zampa.
La volpe, una volta liberata, scappò a tutta birra, saltellando sulla zampetta ferita.
Il ragazzino sapeva che probabilmente la zampa era rotta e così ridotta la volpe non sarebbe andata molto lontana… ma non poteva fare molto di più e così si avviò verso casa, per riportare i pinoli al nonno.
Arrivato alla casa del nonno il ragazzino raccontò cosa era successo all’anziano familiare. Il nonno ascoltava con attenzione ma la sua espressione era molto corrucciata. Alla fine del racconto il nonno disse:
“Piccolo mio, quello che hai fatto l’hai fatto scegliendo la via del cuore. Spesso il cuore è più forte del cervello… ed infatti così è stato: i bracconieri ci cercheranno! Solo noi viviamo in questa zona e sicuramente ci metteremo nei guai. Sarà meglio che domani prepariamo le nostre cose e ce ne andiamo alla baita bassa per qualche giorno!”
“Ora vai a dormire che domani sarà una giornata faticosa”.
L’indomani Giorgio stava alzandosi dal letto quando udì un forte vociare dal piano di sotto.
Correndo giù dalle scale a capicollo sapeva già cosa avrebbe visto: i bracconieri erano già arrivati e avrebbero messo nei guai lui ed il nonno! Ed era tutta colpa sua!
Era quasi arrivato alla porta della stanza da giorno quando sentì il nonno urlare: “No!!!” e di seguito il crepitio di uno sparo.
Giorgio si fermò. Il sangue gelato nelle vene… il silenzio nelle orecchie… e dietro ancora quel tuono…
Si girò di scatto correndo piu’ velocemente che poteva verso il pinao di sopra… sentiva solo un forte fischio nelle orecchie…
Arrivato nella stanza prese dal letto un paio di pantaloni, una camicia ed un paio di scarpe. Quindi aprì la finestra e si getto di slancio sull’albero di fronte, a quasi un metro di distanza.
Lo faceva sempre per scappare di nascosto dal nonno… ma non l’aveva mai fatto con le mani occupate! Mancò la presa e precipitò al suolo, passando tra i rami che per fortuna rallentarono la caduta. L’impatto con il suolo gli svuotò i polmoni in un attimo… non riusciva a respirare… Che ironia: per salvarsi dai bracconieri sarebbe morto per mancanza d’aria.
Non sapendo nemmeno come, riuscì a rialzarsi e si mise a correre. A poco a poco i polmoni riuscirono ad espandersi, a riempirsi di nuovo e la paura di morire soffocato scomparve… mentre l’immagine dei bracconieri e il suono dello sparo continuavano a tormentargli la memoria.
Correndo rapidamente giunse sul sentiero che portava alla baita bassa: lì c’erano sempre alcuni pastori o alcune guardie forestali. Avrebbe chiesto aiuto… avrebbero fatto qualcosa… avrebbero salvato il nonno e arrestato i bracconieri!
Corse a perdifiato, tanto che la vista si annebbiò… conosceva la strada prettamente e per questo riusciva a correre, nonostante ormai tutto ciò che era intorno non risultasse ai suoi occhi che un’informe macchia di colore.
Le gambe correvano da sole… ma cominciavano ad essere stanche e pesanti…
Andavano avanti per inerzia… ma la mente era ancora su quella porta, sullo sparo.
Un piede in fallo… la terra sulla faccia…
Sassi e terra sulla testa, sulla schiena, sulle gambe e sulle braccia…
radici di albero… afferrarle… fermarsi…
Eppure continuare a rotolare,a cadere…
Il petto, le gambe, le mani, che male…
…
…
Nel buio l’acqua…
Sulle mani, sulla faccia…
Lentamente apre gli occhi… vede macchie strane…
Mette a fuoco: intorno a lui un cerbiatto, un’istrice, una coppia di ricci…
Tutti lo osservano, mentre uno scoiattolo, su un albero, piega la testa di lato, con una noce fra le zampine.
Si guarda intorno: è caduto dal sentiero… deve essere precipitato per almeno 10 metri verso il ruscello.
Gli animali lo stanno osservando.
Un cespuglio si muove lentamente… una figura se ne stacca.
E’ una volpe.
Le zampe posteriori sono coperte… è forse quella che aveva salvato???
La volpe si avvicina, gli lecca una sbucciatura sulla mano. Si gira e si allontana, lo guarda…
Osserva le zampe posteriori: sono entrambe sane. Non è la volpe del giorno prima.
Faticosamente si alza.
Comincia a camminare… gli animali stanno fermi, tutti tranne la volpe, che continua a precederlo e a voltarsi a guardarlo. Lentamente cammina… è stanchissimo… gli fa male tutto il corpo… le ossa, le mani, le gambe, il petto… Non capisce dove sta andando, non capisce nulla… le immagini sono confuse, il buio comincia a spandere le sue ali sulle montagne. Sta oramai crollando… la volpe continua a guardarlo con i suoi occhi gialli… fissi… ogni volta che pensa di fermarsi… che pensa che non ce la fa più… ecco che la volpe si gira e lo guarda… e lui ricomincia a camminare e non pesna a nulla…
E’ oramai buoi pesto… non si vede più nulla…
Continua a camminare…
Crolla a terra…
Alza lo sguardo e vede la volpe. I suoi occhi sembrano tristi… sembrano quasi dire: “Mi spiace, ma se non ce la fai da solo… io di più non posso fare”. Indugiano su di lui ancora un secondo. La volpe si gira, non lo guarda più, e lentamente se ne va…
E’ solo.
Nel buio…
Fa freddo…
Ha fame…
Gli fa male ogni parte del corpo…
E’ stanco…
Ha paura…
E nelle orecchie solo il rumore dello sparo…
Una luce nebulosa davanti a sé… lontana.
Ma sempre nel silenzio.
La luce sempre più vicina…
Nebulosa, irreale… gialla… non sente che freddo… non sente alcun rumore… vede solo al luce che si avvicina…
La luce è come se fosse in fondo ad un tunnel…
E’ la luce che si avvicina? O è lui che si muove verso di lei?
Non lo sa… è stanco di pensare… e gli fa male il corpo…
E fa freddo…
Chiude gli occhi, stanco.
…
Sente una voce… è la voce del nonno? Sembra proprio di sì!
Adesso è tutto così lontano… le sensazioni, i ricordi… lo sparo… gli animali, la volpe… gli occhi gialli…
E’ come se fosse stato un sogno… eppure sa che anche adesso non è sveglio…e prima lo era.
Sente qualcosa di caldo sulla fronte.
Apre gli occhi.
E’ nel suo letto.
Il nonno gli tiene una mano sulla fronte. Dietro di lui un omone grande e grosso, vestito di verde, lo guarda.
Ha una facciona grande e scura scura…
“Per fortuna ti abbiamo trovato! Dove eri finito?”
“I bracconieri… lo sparo… ti hanno sparato e sono scappato!”
Il nonno lo guarda con un sorriso… gli occhi lo osservano con dolcezza:
“Questa mattina questo signore della guardia forestale e’ venuto a trovarci e mi ha informato che hanno arrestato dei bracconieri che bazzicavano in questa zona. Mentre parlavamo gli è caduto il fucile… è partito un colpo… ma nessuno si è fatto del male, per fortuna! Quando sono salito eri sparito!”
“Ci hai fatto prendere un bello spavento!”
“Bhe, comunque ora è meglio se riposi: ti sei fatto male, ma soprattutto ti sei stancato molto.”
In quel momento entra un altro uomo vestito di verde… assomiglia molto al primo, anche lui ha la faccia nera nera.
“Dormi ora… e vedrai che domani starai meglio.”
Il nonno si alza e si allontana, mentre i due uomini si allontanano con lui.
Giorgio sta chiudendo gli occhi e infatti non è sicuro che il secondo uomo stia zoppicando… e che il primo si sia girato a sorridergli, scrutandolo con i suoi occhi gialli.