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My (un)useful blog...

Altri talentuosi

Filed under: Internet — Azael at 6:20 pm on Monday, October 29, 2007

Poco tempo fa ho segnalato alcuni video di persone particolarmente talentuose… ecco che ne propongo di nuovi, a dimostrazione che c’e’ sempre qaulcosa da scoprire nella grande rete:

Il primo e’ un ragazzo che suona divinamente l’Ukulele (uno strumento che mi stupisce ogni giorno di piu’).

Il secondo e’ un chitarrista che non solo suona molto bene, ma produce delle atmosfere incredibili, utilizzando la chitarra “a tutto tondo”. Ho trovato anche un altro filmato molto bello.

Il terzo e’ un virtuoso decisamente interessante e fuori dalla norma.

Wargames - Giochi di Guerra (1983)

Filed under: Film (cinema, DVD...) — Azael at 11:26 pm on Wednesday, October 24, 2007

Regista: John Badham

Principali interpreti: Matthew Broderick, Ally Sheedy

Questo film ha aperto un’era della storia del cinema, occupandosi per la prima volta in maniera seria e convincente del mondo dell’informatica, al centro delle vicende raccontate.
Al contrario di molte altre storie, Wargames e’ curato in ogni dettaglio per sembrare una storia plausibile, caratterzzata da un’attenzione per il lato tecnico che si ritrova in pochissime altre pellicole.
Il film per se’ non ha particolari caratteristiche ne’ dal punto di vista della regia, ne’ da quello della recitazione, ma si fonda in maniera completa ed assoluta su una storia che, a distanza di piu’ di 20 anni, riesce ancora ad affascinare e rimanere attuale.

Talento

Filed under: Internet — Azael at 12:46 pm on Tuesday, October 23, 2007

Piu’ volte ho segnalato qui filmati o siti di persone dotate (secondo la mia modestissima opinione) di un talento fuori dal comune. Era anche passato un sacco di tempo dall’ultima volta che l’avevo fatto… quasi ad indicare che a poco a poco stava diventando sempre piu’ difficile trovare nuove persone all’altezza delle precedenti segnalate. In effetti la scarsita’ di segnalazioni era anche dovuta alla mia incipiente pigrizia, ma tant’e', cosi’ e’ stato.

Oggi segnalo un nuovo filmato, che si riferisce ad una persona che riesce, con la chitarra, a fare qualcosa di molto molto particolare e bello.

Aggiornamento

Filed under: Aggiornamenti — Azael at 11:35 pm on Monday, October 22, 2007

Ho aggiornato il motore di WordPress del blog… risultato? A parte che il blogroll faeva le bizze (risolto ma fa schifo lo stile, non in linea con il resto… ho provato ad aggiornare il template e… tolgono il blogroll!!!), ci sono alcuni post che sono pieni di schifezze… ho provato a metterne a posto alcuni, ma sinceramente non ho proprio il tempo di controllarli tutti e 200 e passa… Se ne notate qualcuno contattatemi pure!

Rusty il Selvaggio (1983)

Filed under: Film (cinema, DVD...) — Azael at 3:01 pm on Monday, October 22, 2007

Regista: Francis Ford Coppola

Principali interpreti: Matt Dillon, Mickey Rourke, Diane Lane, Dennis Hopper, Nicolas Cage, Chris Penn, Laurence Fishburne, Sofia Coppola

Divido l’analisi di questo film in due parti ben distinte: la prima e’ quella relativa alla realizzazione tecnica, la seconda relativa alla storia.
La realizzazione tecnica e le idee presenti in questa pellicola sono di altissimo livello: l’uso del bianco e nero, dei colori in determinate scene o per determinati oggetti, l’uso del sonoro distorto… sono tutte applicazioni che riescono ad esaltare l’ottima regia, completando l’opera. Questi aspetti si legano cosi’ fortemente con quella che e’ la reale storia raccontata, da arrichirne fortmente il valore.
La recitazione degli attori e’ di livello medio, anche se molti dei nomi presenti all’epoca non erano che ragazzini e la scarsa maturita’ si nota (peggiorata, a mio avviso, dallo scarso doppiaggio italiano di Matt Dillon).
La storia invece e’ un qualcosa che mi ha colpito in negativo: certamente collocata nel contesto degli inizi degli anni ‘80 poteva essere decisamente piu’ significativa, ma vista oggi perde molto appeal; la trama si dirige verso una conclusione fin troppo ovvia, cui si arriva per un percorso molto debole e poco convincente.

Ratatouille (2007)

Filed under: Film (cinema, DVD...) — Azael at 10:52 pm on Thursday, October 18, 2007

Regista: Brad Bird

Principali interpreti: Ian Holm, Peter O’Toole

Non ho visto tutti i film della Pixar (mi mancano “A Bugs Life” e i due “Toy Story”), ma fra tutti quelli che ho visto Ratatouille e’ il migliore.

Tecnicamente il film raggiunge un livello a dir poco sorprendente: le scene con l’acqua, l’animazione dei peli degli animali (asciutti, bagnati o “fulminati”), i movimenti dei personaggi, le luci e i paesaggi sono realizzati ad un livello cui nessun film di animazione e’ mai arrivato prima.

Passando al film vero e proprio, abbiamo certamente una trama non particolarmente elaborata e certamente centrata su un pubblico tipo famiglia, ma nonostante questo riesce ad affascinare fin dalle prime battute creando una vera e propria passione per quello che vive il piccolo roditore protagonista della storia. La trama si sviluppa in una maniera leggermente diversa dal solito, concentrandosi piu’ sull’analisi di sentimenti e rapporti che sul proseguire della storia in quanto tale (che per altro e’ comunque caratterizzata da interessanti spunti e svolte non sempre dettate da noti cliche’).

Gabbia Dorata

Filed under: Scritti — Azael at 8:52 pm on Wednesday, October 17, 2007

“Gabbia Dorata” e’ in assoluto il mio primo scritto. Risale a circa l’anno 2000 e devo dedicarlo a due persone: la prima e’ Beppe, un ragazzo conosciuto sul newsgroup it.discussioni.leggende.metropolitane, un caro amico con cui ho anche condiviso la stanza d’albergo a Firenze in occasione di un raduno, oramai troppi anni fa. Fu lui a darmi lo stimolo finale per provare a scrivere qualcosa. La seconda persona e’ Giulia, che mi ha donato una sera in chat (se non ricordo male… sono passati tantissimi anni oramai) l’immagine della borsa sempre a tracolla.

Richiesta per quei pochi che leggono… se arrivate fino i fondo, cortesemente… lasciate un commento.

Gabbia Dorata

Questa e’ la mia gabbia dorata.
Mi guardo intorno, incessantemente, lentamente o velocemente, tristemente o gioiosamente, dal basso all’alto, da destra a sinistra, dall’alto al basso, da sinistra a destra, curiosamente o indifferentemente, attivamente od oziosamente; ma questa e’ sempre la mia gabbia dorata. Pareti bianche, soffitto bianco, pavimento in parquet, con listoni lunghi, di legno chiaro, accostati a formare una greca semplice, onde che lentamente vanno da una parete all’altra, pigramente. Un letto singolo, basso, coperto da una coperta bianca, ma non dello stesso bianco puro delle pareti, un bianco tendente al giallo, un bianco panna, ho sentito dire, che riflette e sembra assorbire la luce della testata, non elaborata, semplice e lineare, ma color dell’oro, quasi a fare da corona a chi ci deve dormire, quasi a sancirne la regale importanza. Un armadio, a cinque ante, bianco, con cardini e manopole color oro e uno specchio a fare da anta centrale, sguardo indiscreto su una stanza luminosa dove si consumano le ore piu’ segrete e private di ongi persona. Un lampadario, che pende dal centro del soffitto e arriva cosi’ basso da sfiorare quasi la testa di chi ci passa sotto; di stoffa chiara, bianca con un ricamo appena accennato, rosa, intorno al bordo. Un comodino in vetro a lato del letto, piedini in oro, quattro, vi sono riposte una fotografia in una cornice rosa chiaro e una sveglia a lancette, piccola, bianca, che segna sempre le sei e cinque minuti. Una finestra che da’ sul palazzo di fronte, separato da una strada quattro piani piu’ in basso, tende bianche e leggere, si spostano ad ogni spiffero, come se in realta’ fossero mosse dalle onde del parquet. Una porta, bianca, chiusa. Chiusa.
Questa e’ la mia gabbia dorata.
La signora che si occupa di me e’ molto buona: ogni giorno entra la mattina presto, mi sveglia con dolcezza… un sussurro… e poi apre la finestra. La luce entra e rischiara la stanza, riflettendosi mille volte su tutte quelle pareti bianche, su quei mobili bianchi e oro, tanto che anche quando le nubi coprono il cielo e le gocce di pioggia ticchettano sui vetri, anche allora, l’ombra della notte scompare senza lasciare traccia. L’aria nuova entra insieme alla luce, con gli odori del fumo dei camini, degli scarichi delle auto, quattro piani piu’ in basso, degli alberi del parco due caseggiati piu’ in giu’, quattro piani piu’ in basso. E allora una certa euforia mi assale, mi rende irrequieto e sento il bisogno di urlare, cantare, gridare.
La signora che si occupa di me e’ molto buona: ogni giorno entra la mattina presto, mi sveglia con dolcezza… un sussurro… apre la finestra e mi porta la colazione. Il profumo del caffe’ entra dalla porta e si mischia con quelli dell’aria nuova, fumo, gas e profumo di alberi, quattro piani piu’ in basso. Biscotti, ecco cosa mi piace la mattina; la signora me li porta sempre, quelli lunghi, all’uovo; e la mela, sempre anche quella. Mi piace anche la mela: polpa succosa, rumore soffocato quando la rompi, ci scavo, lentamente, lasciando intatta la buccia, come se stessi cercando il segreto che nasconde.
La signora che si occupa di me e’ molto buona: ogni giorno entra la mattina presto, mi sveglia con dolcezza… un sussurro… apre la finestra, mi porta la colazione e mi guarda mangiare. Si siede su un angolo del letto e mentre liscia con una mano la coperta, con gli occhi sgranati, neri neri, mi osserva divertita. Sento su di lei l’odore del caffe’, mi piace. Dopo un poco si alza, si avvicina, mi sussurra “Buon appetito” ed esce dalla stanza, chiudendo la porta. La porta e’ chiusa.
Questa e’ la mia gabbia dorata.
Durante la giornata la signora entra spesso nella stanza: cerca qualcosa nell’armadio, sposta un poco il comodino, una volta a destra, una volta a sinistra, una volta avanti indietro ed una avanti, liscia un poco la coperta del letto, scosta le tende le richiude. Oppure entra, si siede sull’angolo del letto, come quando mi guarda mangiare, ma guarda il suolo. Lo sguardo e’ fisso, verso l’infinito; vede qualcosa che io non vedo, qualcosa o qualcuno, visto che ogni tanto parla, borbotta qualcosa; lievi tra le labbra s’odono parole mozze, tono triste, spento. Si volta, guarda il comodino, lo fissa un attimo, un secondo, si alza, sposta il cuscino, sfiora una camicia da notte, ripone il cuscino al suo posto, lo raddrizza. Esce dalla stanza e chiude la porta. La porta e’ chiusa.
Questa e’ la mia gabbia dorata.
Altre volte la signora entra, mi guarda con occhi dolci, neri neri, e mi chiede di cantare. E’ buona. Mi tratta sempre bene. Gli occhi neri neri mi guardano ed io canto. Canto. Faccio del mio meglio. A volte un sorriso spunta sulle sue labbra e lentamente si affaccenda per la stanza. Altre volte si siede sull’angolo del letto, mi fissa ma non mi sorride. Gli occhi neri neri, lucidi, calmi calmi, buoni. Si alza ed esce dalla stanza chiudendo la porta. La porta e’ chiusa.
Questa e’ la mia gabbia dorata.
Quando e’ giorno e le tende sono aperte per far entrare la luce posso guardare fuori. Ci sono le macchine, quattro piani piu’ in basso, i pedoni, quattro piani piu’ in basso, le biciclette e le moto, quattro piani piu’ in basso, gli alberi del parco, due caseggiati piu’ in giu’, quattro piani piu’ in basso, il palazzo di fronte, separato dalla mia finestra da una strada, quattro piani piu’ in basso.
Questa e’ la mia gabbia dorata.
Dalla mia finestra vedo il palazzo di fronte; c’e’ una finestra proprio di rimpetto alla mia; qualcuno vive li’. Quando l’ho vista la prima volta ho sentito il cuore mancare un battito. Quando ho visto i suoi occhi la prima volta ho visto le pareti delle stanza ondeggiare. Ogni mattina osservo dalla mia finestra: si aggira per la sua stanza frenetica, in cerca di tante cose che infila nella borsa che porta sempre a tracolla, per poi fuggire via, uscendo da una porta; aperta. Vedo poco della sua stanza: una piccola scrivania piena di oggetti di ogni colore e dimensione, una sedia con montagne di indumenti ed un letto, sempre sfatto, lasciato con coperte e lenzuola avvinghiate a formare una massa senza senso di colore bianco e blu. Ogni mattina la osservo preparare la borsa, uscire di corsa; ogni sera le osservo rientrare, stanca, con i capelli ribelli che si agitano da una parte all’altra, sfiancati da una giornata passata sempre nella stessa posizione, il viso segnato dalle arrabbiature, dalle gioie e dai semplici avvenimenti indifferenti. La osservo svuotare la borsa con un solo gesto, al suolo. La osservo smuovere un poco la coperta e le lenzuola per dare al letto una qualche forma di dignita’. La osservo cercare sulla scrivania chissa’ quale oggetto ed illuminarsi quando lo trova. La osservo cercare gli indumenti per la notte, in mezzo a montagne di biancheria e vestiti. La osservo chiudere la finestra. La finestra e’ chiusa.
Questa e’ la mia gabbia.
Ogni mattina la signora apre la finestra ed io guardo quella finestra, separata dalla mia da una strada, troppi metri piu’ in basso.
La finestra si apre, lei prende la borsa, ci infila una quantita’ innumerevole di oggetti, tanto che sembra volerla far esplodere, e scappa via di corsa dalla porta, aperta.
La sera entra dalla porta, svuota la borsa che porta a tracolla, rimette in sesto il letto, cerca qualcosa da mettersi per dormire e chiude la finestra. La finestra e’ chiusa.
Questa e’ la mia gabbia.
Ogni giorno la signora apre la finestra ed il mio cuore ha un sussulto. Ogni giorno la finestra di fronte si apre e si chiude senza che cambi nulla.
Questa e’ la mia gabbia.
Oggi la signora ha aperto la finestra ed io ho osservato: dopo molto tempo la finestra di fronte si e’ aperta. Ma lei non stava cercando gli oggetti da mettere nella borsa e portava un vestito nuovo e bellissimo. L’ho vista, bighellonare per la stanza, in attesa di qualcosa, in attesa. In attesa.
La signora che si occupa di me sposta il comodino, avanti ed indietro. La mia finestra e’ aperta. La sua finestra e’ aperta. Mi avvicino al davanzale, lentamente. Nel petto ua strana sensazione. Sento il profumo degli alberi del parco, due caseggiati piu’ in giu’, qualche metro piu’ in basso. Le finestre sono separate da una strada, stretta, pochi metri piu’ in basso. Il davanzale e’ spazioso. Non credevo fosse cosi’ grande. La signora che si occupa di me sta ancora spostando il comodino, a destra ed a sinistra. Lei passeggia avanti ed indietro nella stanza, in attesa. In attesa.
La strada e’ proprio stretta, qui sotto.
Il davanzale e’ largo.
Salto.
Eccola li’, la finestra aperta, la sua stanza con i mucchi di vestiti, le cianfrusaglie sulla scrivania ed il letto disfatto. E’ sempre piu’ vicina. La strada ci separa, ma per poco. La strada che in effetti non e’ poi cosi’ stretta. La strada che in effetti e’ quattro piani piu’ in basso.
La finestra si avvicina, si avvicina, ci sono quasi.
Manca poco, manca poco.
Si allontana all’improvviso.
La strada si avvicina.
Le macchine diventano grandi.
I pedoni fanno rumore.
Il marciapiede e’ cosi’ vicino che potrei toccarlo.
La strada era molto larga.
Le macchine erano molto grandi.
I gas puzzano.
L’odore degli alberi qui non si sente.
Ho la vista annebbiata.
Vedo tante persone sopra di me che mi guardano.
Occhi che scrutano, che guardano. Neri, castani, blu, verdi, grigi.
Parole che si confondono. Caduto, orrore, incredibile, schifo, poveretto.
Fa freddo.
Un piede che mi sfiora. Dolore.
Si sta facendo piu’ scuro.
Guardo in su e la vedo uscire da una grande porta, aperta.
Si dirige verso di me.
Un ragazzo che mi stava guardando si gira.
Si abbracciano.
E’ tutto buio. sento solo qualche voce.
“Che e’ successo?”
“Niente. Un passerotto e’ caduto da un tetto qui intorno.”

Inaugurazione

Filed under: Aggiornamenti — Azael at 7:57 pm on Wednesday, October 17, 2007

Con oggi inauguro una nuova sezione… che non credo durera’ a lungo. E’ proprio la sezione cui mi riferivo qualche giorno fa e sara’ una sezione un po’ piu’ personale. Di che cosa si tratta? Come e’ facile intuire dal titolo “Scritti” si riferisce ad alcune cose che ho scritto a tempo perso (per lo piu’ tanti anni fa). In realta’ anche il materiale e’ poco, dato che come scrittore non sono ne’ bravo ne’ prolifico. Pubblichero’ solo gli scritti piu’ vecchi perche’, come dicevo ad una persona amica, oramai e’ tempo che si liberino i pensieri ed i sentimenti che li hanno ispirati (alla fine pubblicarli e’ un po’ come un esorcismo!).

2046 (2004)

Filed under: Film (cinema, DVD...) — Azael at 10:05 pm on Monday, October 15, 2007

Regista: Kar Wai Wong

Principali interpreti: Tony Leung Chiu Wai, Li Gong, Ziyi Zhang, Maggie Cheung

Film sicuramente atipico che mischia in un’unica opera generi diversi: fantastico e drammatico, sentimentale e fantascientifico. La storia e’ quella di uno scrittore che vive ad Hong Kong e prende spunto dalle sue esperienze personali per scrivere romanzi di fantascienza; in particolare narra le sue storie d’amore, quasi sempre nate nella stanza d’albergo a lato della sua, la 2046. Ambientato sul finire degli anni ‘60 il film si caratterizza per ambientazioni e fotografia minimalista, ricreando il periodo esclusivamente con note informative e costumi adeguati, senza mai mostrare paesaggi, auto, strade o altro. La storia e’ centrata completamente sul protagonista e sui sentimenti che prova di volta in volta, innamorandosi o essendo oggetto d’amore e si caratterizza per uno scavare costante nell’animo piu’ profondo dello stesso, attraverso silenzi quasi claustrofobici o monologhi molto lunghi.

Veronika decide di morire

Filed under: Libri — Azael at 9:53 pm on Sunday, October 14, 2007

Autore: Paulo Coelho

Traduzione: Rita Desti

Cosa succede nella vita di una persona quando decide di morire? Letteratura e cinema hanno trattato quest’argomento piu’ e piu’ volte, ma sempre in maniera diversa da come fa Coelho in questo scritto. Quanto il suicidio e’ un fenomeno sociale e quanto e’ invece un fenomeno dovuto a squilibri chimici, traumi o cause piu’ “personali”. Ma soprattutto cosa succede dopo un tentativo di suicidio?
Il libro e’ talmente particolare da renderne difficile una recensione senza anticipare aspetti importanti della trama: essenziale come sempre Coelho non si perde intorno alla storia, puntando direttamente al punto gia’ dalla prima riga… “L’11 novembre 1997, Veronika decise che era finalmente giunto il momento di uccidersi.”
La storia di Veronika e’ costellata di personaggi fuori dall’ordinario, che vivono in una dimensione onirica che in realta’ diventa la dimensione generale di tutto il libro, confondendosi con quella reale in un continuo passaggio dal “sonno” alla veglia.
E’ un libro che disserta della vita parlando della morte in un modo decisamente atipico.

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