Il lavoro duro…
Tratto molto raramente argomenti di attualita’, anche perche’ non e’ che me ne interessi poi piu’ di tanto. Stavo pero’ leggendo un articolo de “la Repubblica” online in merito ad un deputato dell’UdC che aveva organizzato un festino a luci rosse (forse condito con droga) quando ho trovato un passaggio che riporto (casomai l’articolo sparisse):
LA VITA DA DEPUTATO - Cesa sottolinea anche il «problema» dei parlamentari che vivono a Roma da fuori sede, «e fuori dalla loro città hanno una vita abbastanza dura». Lo dice riferendosi anche alla sua vita pubblica: «Quando ero eurodeputato, stavo da solo tutta la settimana e la solitudine è una cosa molto seria». Per questo, ripete più volte, «la vita del parlamentare è molto dura» e bisognerebbe pensare, propone, all’ipotesi di un ricongiungimento familiare: più soldi a deputati e senatori, quindi, per poter permettere il trasferimento delle loro famiglie a Roma.
Non mi voglio soffermare assolutamente sul festino del Deputato… ma su queste affermazioni che definire “di dubbio gusto” e’ fin troppo poco: come dovremmo definire i veri lavori duri? Schiavismo? I panettieri, i minatori, gli addetti all’immondizia… solo per citare i piu’ vistosi. Parliamo di chi ha un negozio, in particolare un bar, dove si lavora anche 10 ore al giorno sempre in piedi. E dopo aver conforntato la “durezza” di questi lavori, consideriamo tutte le persone che fanno un lavoro “normale” (impiegati) e che fanno i pendolari tornando solo il sabato e la domenica a casa. Nel mio posto di lavoro lo fanno in tantissimi e non solo i giovani che magari sono ancora legati alla famiglia. Aggiungo: ho colleghi dislocati in Libia, in Tunisia, in Germania, in Olanda e tantissimi altri paesi, europei e non; certo vengono pagati di piu’, molto di piu’… ma certamente nessuno anche solo lontanamente quando un deputato nel suo stipendio base.