Buon Natale (in ritardo)

Spesso vediamo episodi violenti durante eventi sportivi e giustamente vengono condannati. Alle volte pero’ si pensa erroneamente che questi episodi non possano capitare nei grandi circuiti del professionismo, soprattutto per sport poco violenti come ad esempio il basket…
Guardate qui!
In pochi giorni mi sono ritrovato centinaia di commenti di SPAM (da moderare).
Per risolvere il problema ho creato una blacklist, cioe’ una lista nera di parole che provocano l’automatica cancellazione dei commenti. Se qualcuno vuole commentare (dato che spesso si citano titoli in inglese) tenga presente che le seguenti parole sono state blacklistate:
insurance
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buy
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amateur
pharmacy
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cialis
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baccarat
nice
Se ne potrebbero aggiungere di nuove… anche se la speranza e’ che siano sufficienti.
A fronte dell’ottimo lavoro svolto da Robin Hobb nella trilogia dei Lungavista, ho letto questa sua “nuova” opera, sempre ambientata nel regno dei Sei Ducati.
Una premessa doverosa e’ che il volume rappresenta solo meta’ dell’opera originale della Hobb, in quanto “Ship of Magic” (titolo originale dell’opera) e’ stato pubblicato in Italia in due volumi: “La nave della Magia” e “La nave in fuga”. Questo mio intervento quindi si riferisce ad un’opera che, se pur presentata in Italia come a se stante, rappresenta solo meta’ di quanto l’autrice voleva presentare come un unico lavoro.
La prima impressione che si ha leggendo il libro e’ che l’autore non sia lo stesso dei libri precedenti: la storia si dipana lentamente, con difficolta’, indugiando in un nulla che lascia disorientato il lettore. Le pagine si accumulano senza che accada nulla, senza neppure che i personaggi (nemmeno troppi a dire il vero) si svelino nella loro interezza… alla Hobb bastano poche pennellate per descrivere i suoi personaggi, ma continua ad indugiare in corsi e ricorsi, come se non fosse sicura di aver fatto pienamente capire ogni sfumatura… quasi come se non fosse sicura lei stessa.
Se pur le descrizioni sono interessanti e l’ambientazione originale venga arricchita da nuovi elementi fantasy interessanti (benche’ l’idea di base si possa far risalire a “Il viaggio dell’assassino”), il volume sembra aver perso quella magia, quella poesia e quella capacita’ di toccare le corde dell’animo che la Hobb aveva messo nella trilogia precedente.
Terzo ed ultimo volume della saga della Trilogia dei Lungavista, questo libro pone la parola fine alle avventure del giovane Fitz. Se la Hobb ci aveva abituato con i volumi precedenti ad un’opera di elevato livello, completa e piena di sentimenti, in quet’ultima parte delle avventure del giovane assassino riesce a superarsi ancora una volta! La storia procede spedita in un altalenarsi perfettamente bilanciato di azione, introspezione, scoperte, colpidi scena e nuovi segreti. L’analisi del personaggio procede ulteriormente, l’ambientazione e i segreti del passato vengono a galla: e’ tempo che i nodi vengano al pettine. Il viaggio narrato nel libro non e’ solo fisico, ma anche personale ed interiore: Fitz per primo e tutti i personaggi a contorno insieme a lui percorrono una strada lunga ed impervia che li condurra’ a capirsi gli uni con gli altri, ad accettare finalmente la vita che hanno di fronte ma soprattutto a scoprire se stessi.
Il libro e’ ottimamente scritto, veloce, rapido, pieno di azione ed emozioni, pieno di una poesia che trova il suo culmine negli ultimi capitoli. Alle volte la Hobb forza la mano del personaggio, rendendolo un po’ meno intelligente di quanto probabilmente e’ stato descritto in passato, ma lo fa al fine di mantenere alta la tensione e portare tutte le trame verso un’unica conclusione corale.
A dir poco stupefacente questo ragazzo… alle volte mi fa credere che ci sia sotto una base registrata!
Regista: George Miller
Principali interpreti: Elijah Wood, Brittany Murphy, Hugh Jackman, Nicole Kidman, Hugo Weaving, Robin Williams
Al contrario dei “normali” film in animazione a computer Happy Feet propone una storia senza particolari gag. Ci sono battute, personaggi un po’ particolari, ma non c’e’ (ed a mio avviso non ci voleva essere) il tentativo di far ridere di gusto. C’e’ il tentativo invece di far sorridere e far uscire lo spettatore dal cinema con il cuore leggero e divertito ed il film ci riesce, ci riesce bene.
L’aspetto fondamentale del film è ad ogni modo la colona sonora: il popolo dei pinguini viene presentato come un popolo di cantanti, dove tanto e’ migliore l’abilita’ vocale, tanto piu’ alta sara’ l’importanza sociale. Il film e’ quindi in parte un musical, a suo modo, con medley di tantissime canzoni di ogni tipo e cover davvero ben eseguite. Il coinvolgimento che riesce a creare la pellicola, con vari personaggi che cantano e ballano insieme, e’ certamente alto e ben riuscito.
Tecnicamente poi il film e’ ad un livello mai visto prima, sia nella riproduzione dei ghiacci, che dell’acqua e degli animali. Una importante novità in questo genere di film e’ l’integrazione in maniera perfetta di parti girate con attori veri (la cosa potrebbe far storcere il naso, ma in effetti e’ stato tutto realizzato in maniera molto precisa) con le parti in digitale.
Regista: Arturo Brachetti
Principali interpreti: Aldo, Giovanni, Giacomo e Silvana Fallisi
Parlare di film in questo caso e’ improprio: la pellicola e’ infatti la registrazione dello spettacolo teatrale “Anplagghed” del mitico trio Aldo Giovanni e Giacomo.
Il lungometraggio si snoda lungo una serie di sketch completamente nuovi che hanno come sfondo la citta’ ed i suoi abitanti. Si passa da episodi assurdi in coda al bancomat, a inseguimenti in motorino e sedia a rotelle, passando per il bungee jumping urbano.
Le risate sono come sempre assicurate e la Fallisi ha un ruolo decisamente marginale nello spettacolo, anche se si difende bene e trova il suo spazio.
Per fortuna al giorno d’oggi anche le parole possono essere registrate e quindi rimangono per essere consultate con il senno di poi; non che ce ne fosse bisogno, ma questo video mostra qualcosa che tutti credo ricordiamo bene (per la cronaca la tassa di successione ha una franchigia di 1 milione di euro; non e’ chiaro se sia per erede o per tutti gli eredi insieme, ma comunque mi pare molto meno di “parecchi milioni”).