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My (un)useful blog...

Syriana (2005)

Filed under: Film (cinema, DVD...) — Azael at 12:45 am on Tuesday, November 28, 2006

Regista: Stephen Gaghan

Principali interpreti: George Clooney, Christopher Plummer, Matt Damon, Amanda Peet

Syriana e’ un film molto complesso: non solo perche’ parla di argomenti di non semplice comprensione, ma anche perche’ la storia si dipana come un thriller pieno di sottointesi, di mezze parole e atteggiamenti mai completamente veri, attraverso diverse trame che sembrano completamente scollegate e che invece, piu’ o meno, si intrecciano in un modo o nell’altro.

L’interpretazione degli attori e’ decisamente interessante, la fotografia ben studiata, la regia non lascia nulla al caso. Eppure tutto passa in secondo piano rispetto ai dialoghi, ai sottointesi, alle situazioni e alle idee espresse.

Syriana e’ infatti anche un film di denuncia… un film che mostra quello che molti gia’ sanno, sospettano ma che preferiscono non vedere: la manipolazione di interi paesi ed economie in favore di un unico stato; come gli stati Uniti d’America gestiscono lo scenario internazionale attraverso avvocati e spie per il proprio tornaconto.

Ma e’ veramente questo che ci viene mostrato? No: la riflessione che andrebbe fatta e’ probabilmente un’altra. 1000 anni fa gli stati facevano la guerra per sostenersi, per ricercare all’esterno le risorse (terra, legna, metalli) necessarie alla propria sopravvivenza. Questa ricerca sfociava in guerre sanguinose che portavano a morti, malattie, carestie… Oggi quella “guerra” per la sopravvivenza esiste ancora: c’e’ chi crede che la guerra fosse il frutto della cattiveria umana… ma non e’ cosi’: era il frutto dell’istinto di sopravvivenza… ed esistera’ sempre (almeno fino a quando non avremo accesso a fonti illimitate di risorse per tutti). Una volta era combattuta sui campi di battaglia, oggi e’ combattuta attraverso strumenti piu’ “sofisticati”, come lo spionaggio, l’assassinio e la manipolazione sociale.

Siamo piu’ civilizzati di un tempo? Sicuramente si’, ma siamo sempre uomini che vogliono sopravvivere.

Mulholland Dr. (2001)

Filed under: Film (cinema, DVD...) — Azael at 3:54 pm on Tuesday, November 21, 2006

Regista: David Lynch

Principali interpreti: Naomi Watts, Laura Harring, Ann Miller

Mulholland Drive e’ un film che rifugge ad ogni incasellamento ed ogni definizione standard (a meno che non si voglia cominciare a spiegarlo): e’ una storia che all’apparenza sembra un thriller senza troppo mordente, caratterizzato da ritmi lenti, movimenti di macchina allungati, inquadrature su cui si indugia un attimo di troppo… Ed invece e’ un film molto piu’ complesso, pieno di simbolismi, di riferimenti ed autoriferimenti che ne mettono in luce sfaccettature a prima vista nascoste. Non voglio dire altro, perche’ sarebbe difficile riuscire a spiegare qualcosa di piu’ senza raccontare porzioni del film.

L’intepretazione degli attori e’ interessante, soprattutto perche’ molto spesso i personaggi presentati sembrano estratti da un film o costrutiti su luoghi comuni o prototipi quasi piatti. Eccezionale, a dir poco, l’interpretazione di Naomi Watts: perfetta e camaleontica, cattura l’attenzione dello spettatore (ma forse sono di parte, visto che la adoro) e lo conduce lungo la storia, catalizzatrice dell’intero film.

Una nota finale con spoiler (selezionare il testo per leggerlo): il film e’ di difficile comprensione e ci sono persone che l’hanno guardato piu’ volte prima di credere di averlo capito completamente; e’ un film che ha acceso tantissime discussioni. Una considerazione che ho molto apprezzato e condivido e’ stata fatta dall’utente di Moviesquiz Ghost: “Credo che lo scopo di Mulholland Drive sia essere ’sentito’, più che spiegato…”. In ogni caso ho trovato (segnalazione di U.King sempre su Moviesquiz) anche un articolo (che ho riportato su una pagina apposita del blog: http://www.azael.it/myblog/?page_id=155 ) che spiega molto precisamente il film, pezzetto per pezzetto; lo consiglio a chiunque abbia visto il film.

Camminare sulle acque…

Filed under: Internet — Azael at 1:54 pm on Monday, November 20, 2006

Mentre cominciano ad uscire i primi trailer del seguito di “Una settimana da Dio” (senza Jim Carrey ma con Morgan Freeman), segnalo questo filmato in tema: come camminare sui liquidi!

Eldest - Christopher Paolini

Filed under: Libri — Azael at 7:38 pm on Wednesday, November 15, 2006

Secondo volume della trilogia dell’eredita’.
Il libro parte molto bene in maniera spedita ed interessante, colpendo il lettore e inserendolo immediatamente nel contesto di questa seconda parte della storia. Il miglioramento e’ netto a tutti i livelli (fermo restando quanto detto, piu’ in generale sulle idee e le ispirazioni, nel post precedente) ed anche lo stile e’ notevolmente piu’ maturo.
Dopo un inizio davvero notevole il libro pero’ subisce una botta d’arresto: la parte centrale del volume e’ un grosso -niente- intervallato dall’aggiunta di trame parallele che vanno ad intrecciarsi alla principale. Se e’ vero che questo “niente” permette all’autore di spiegare tantissime cose interessanti sull’ambientazione e sulle regole che governano questo mondo fantastico (fornendogli uno spessore notevole che invece nel primo libro era stato definito solo con grandi pennellate), dall’altro si arriva quasi ad annoiare il lettore che, complice anche la ricchezza d’azione del primo volume, aspetta avvenimenti che sembrano tardare ad arrivare. Grande importanza e’ data all’approfondimento dei rapporti fra alcuni personaggi e nella rappresentazione di comprimari lasciati un po’ in ombra nle primo libro. Paolini cerca probabilmente di ovviare a questa “staticita’” con l’inserimento di nuove linee narrative: il tentativo e’ lodevole anche se non sembra ancora in grado di gestire questo tipo di narrazione (si capisce fin da subito come le storie sono intrecciate e dove andranno a finire).
Il libro si caratterizza infine per alcuni importanti colpi di scena; alcuni erano prevedibili fin dal primo volume, altri invece sono delle interessanti ispirazioni che promettono bene per il seguito della storia.

Eragon - Christopher Paolini

Filed under: Libri — Azael at 11:49 pm on Tuesday, November 14, 2006

Eragon e’ un libro fantasy che riesce a prendere facilmente il lettore, trascinandolo in un mondo ppolato da ogni genere di creatura fantastica: elfi, nani e persino draghi. La storia scorre veloce ricca di azione e di infinite scoperte, tanto da lasciare frastornato il lettore!
Eragon e’ anche un libro che riesce a fare quanto sopra descritto con una tecnica molto semplice: segue i migliori schemi conosciuti del genere, senza lasciare spazio ad invenzioni o veri e propri colpi di scena.
La storia e’ la ben conosciuta favola di un povero ragazzo orfano, senza nessun apparente futuro se non quello di vivere una vita qualsiasi, che si ritrova catapultato in un mondo completamente diverso dal proprio, dove scoprira’ a poco a poco di avere un retaggio importante, grandi poteri e un passato misterioso (i riferimenti ai cliche’ della Saga dei Belgariath o a Star Wars sono direi ben piu’ che evidenti). Gli elementi cratteristici dell’ambientazione sono quelli classici fantasy e si rifanno enormemente a quanto gia’ descritto da Tolkien (elfi, nani e urgali al posto degli orchi, con addirittura una loro truppa elite, i Kull, molto simili nell’idea agli Uruk-hai) anche se qui i draghi hanno un ruolo molto piu’ rilevante. Il legame telepatico fra protagonista e animale/famiglio e’ anch’esso qualcosa di ben noto: Martin e Hobb nelle loro opere migliori hanno dimostrato come gestire al meglio quest’idea (ho letto che questa stessa idea in riferimento ai draghi era alla base della saga dei Dragonieri di Pern, che per’ purtroppo non ho letto). Infine abbiamo la Lingua Antica, che molti trovano troppo simile all’elfico di Tolkien. La trama si sviluppa lungo un intreccio abbastanza lineare (il primo colpo di scena che mi ha colto impreparato e’ stato oltre la quattrocentesima pagina) con qualche ingenuita’ o passaggio un po’ tirato.
Cosa rimane quindi di originale in quest’opera? Non molto a dire il vero: alcuni personaggi sono certamente molto interessanti e la caratterizzazione del drago (coprotagonista a tutti gli effetti della storia) e’ decisamente intrigante; Paolini riesce in particolare a definire e rendere unici i personaggi femminili e alcuni comprimari aggiungendo cosi’ profondita’ al suo lavoro. La storia che sta alla base dell’ambientazione e’ altrettanto interssante, ma viene solo dipanate a grandi linee in questa prima opera della trilogia dell’Eredita’ (il terzo volume non e’ ancora uscito neppure negli Stati Uniti) e quindi non riesce a carpire l’attenzione del lettore.
Il libro e’ comunque ben scritto e si legge in fretta, creando un coinvolgimento piu’ dettato dall’insieme della storia che dallo svolgimento della trama; sicuramente una lettura piacevole.

Rapporto francese censurato

Filed under: Attualità — Azael at 2:18 pm on Friday, November 3, 2006

Mi segnalano questo articolo (fonte: sito) ed io lo pubblico.

Lo trovo interessante perche’ fa il paio con un documentario che vidi un annetto fa alla TV sulla situazione della Francia. Il punto principale presentato dal documentario era la differenza fra l’immagine di multiculturalita’ che ha la Francia all’estero, e la reale situazione di ghettizzazione che la contraddistingue. L’articolo non fa che mettere ulteriormente in evidenza questa preoccupante situazione.

Ci sono alcuni passaggi sufficientemente pretestuosi e qualche parola “di troppo” per i miei gusti, ma lo trovo comunque abbastanza significativo ed importante.

Qui comandano loro
Apriamo un dossier ministeriale francese. «A scuola c’è un nuovo padrone di casa: il prof. li chiama i ‘barbuti’, lo studente ‘i grandi fratelli’». Parla l’autore J. Obin
di Amicone Luigi

Vietato studiare le civiltà preislamiche nell’ora di storia. E leggere Rousseau in quella di filosofia. Vietato parlare di Gesù nell’ora di introduzione al fatto religioso. E rappresentare segni che possano rammentare una croce in quella di matematica. Vietato ricordare l’Olocausto degli ebrei. E indossare tute da ginnastica. Vietato mangiare alla stessa mensa. E nuotare nella stessa piscina dove nuotano gli altri studenti laici, cristiani, ebrei, ‘gli impuri’. Vietato non rispettare il ramadan anche se sei un musulmano laico o un berbero di Cabilia. È un mondo scolastico di segregazione mentale e umana straordinaria. Ma non siamo a Kabul. E neppure in una scuola saudita, sotto il regime di polizia religiosa del muhtawwa’in. Siamo nelle scuole delle banlieue di Parigi. E in certi borghi rurali della Francia profonda. Altro che velo. «I segni e il modo di vestirsi sembrano costituire l’albero che nasconde la foresta».
È un quadro impressionante quello disegnato dal rapporto-inchiesta realizzato in oltre sessanta scuole di una ventina di province francesi da un team di ricercatori guidati da Jean-Pierre Obin, ispettore generale del ministero dell’Educazione e professore associato all’Istituto universitario di formazione dei maestri di Lione. Si intitola Segni e manifestazioni di appartenenza religiosa negli istituti scolastici. È stato svolto tra l’ottobre del 2003 e il maggio 2004 e consegnato nelle mani del ministro dell’Educazione nel giugno dello stesso anno. Come mai ci è voluto un anno prima che venisse reso noto? Come mai invece di essere pubblicato è apparso solo nel sito del ministero ed è rimasto pressoché sconosciuto al grande pubblico? L’autore, Obin, lo spiega così a Tempi: «La prima ragione che ci venne data è che nel settembre 2004 entrava in vigore la nuova legge sul divieto per gli allievi di portare in modo appariscente simboli religiosi nelle scuole pubbliche. Il ministro dell’Educazione ci disse allora che il rapporto andava bene, ma che non lo si poteva pubblicare per evitare di alimentare le polemiche. Poi ci fu il rapimento di alcuni francesi in Iraq e tra le altre rivendicazioni i rapitori chiesero al nostro governo il ritiro della legge sul velo. E così la pubblicazione slittò ulteriormente. Nel dicembre 2004 gli ostaggi vennero liberati, ma il rapporto non uscì perché il ministro decise di concentrare altrove la sua comunicazione. Alla fine, siamo nell’aprile 2005, il rapporto apparve con discrezione sul sito del ministero».

Non ci vedo, non ci sento, non leggo
Discrezione molto comprensibile. È noto infatti che governi francesi, di qualunque colore politico essi siano, tendono a gestire con molta prudenza le questioni riguardanti la comunità musulmana. Molto numerosa in Francia. Passata in meno di un secolo dalle 5 mila unità del 1913 ai 5 milioni di oggi (secondo i dati del ministro degli Interni Nicolas Sarkozy, ma stime non ufficiali parlano di 6 milioni). Nonostante la prudenza, i fatti però sono testardi. Il primo anniversario della rivolta delle banlieue parigine viene celebrato in questi giorni con rinnovati roghi e violenze. E durante il mese di ramadan appena conclusosi, il clima di certe scuole è stato pesantissimo. «A Lione - racconta Obin - nel cortile di una scuola una ragazzina musulmana che mangiava un panino è stata colpita con delle pietre da alcuni ragazzi musulmani. Questo episodio illustra bene le nostre preoccupazioni. Nelle scuole dove gli allievi musulmani sono numerosi e a volte maggioritari, se si ha un cognome ad assonanza araba non si può non fare il ramadan. E questo non vale solo per gli allievi ma anche per il personale, insegnanti compresi, che spesso vengono aggrediti o redarguiti perché non praticano il digiuno rituale. In alcune scuole diventa difficile garantire la libertà individuale». A un anno dall’esplosione delle banlieue le radici della violenza sono tuttora vive e ben protette sotto la spessa coltre di giustificazioni sociologiche. Però, come confermano i dati raccolti nel rapporto Obin, nonostante l’impegno profuso dai media a sostegno del ‘multiculturalismo’, la Francia è il paese in cui gli atti di conculcamento delle libertà civili e un’ideologia religiosa totalitaria stanno prendendo piede e stanno guadagnando fette sempre più consistenti di popolazione e di territorio.

Segregati donne ed ebrei
«La segregazione sociale, etnica e religiosa di cui abbiamo misurato il risultato scolastico - si legge nel rapporto Obin - è solo in parte ’spontanea’, vale a dire una conseguenza meccanica, non regolata, delle evoluzioni demografiche ed economiche. Essa è anche stata il frutto dell’attivismo di gruppi religiosi o politico-religiosi, così come dell’azione di certe amministrazioni locali». Tutto ciò ha prodotto «l”etnicizzazione’ della vita degli adolescenti, vale a dire la costruzione identitaria sulla base di una origine ricostruita o idealizzata». Così, «dal nord al sud della Francia i nostri interlocutori descrivono un’evoluzione più brutale di quella avvenuta sul piano sociale, un rivolgimento rapido e recente. ‘l’islamizzazione’ dei quartieri». Dove le figure protagoniste «sono coloro che i professori chiamano con una certa aggressività ‘i barbuti’ e che gli studenti nominano con rispetto e timore ‘i grandi fratelli’». Coloro che «propongono con successo ai giovani immigrati un’identità positiva e universale ‘musulmana’». Coloro che armano i giovani dell’accusa di ‘islamofobia’ per contestare chi non si piega all’ideologia islamista. Nella nota metodologica del rapporto Obin si sottolinea che «il panel delle scuole visitate non costituisce in alcun caso un campione rappresentativo delle scuole francesi». Tuttavia, rimarcano i ricercatori, «costituisce senza dubbio un panel sufficientemente rappresentativo di quel margine particolarmente attivo del sistema educativo quanto all’oggetto del nostro studio». Ovvero quei «college, licei e licei professionali che reclutano la totalità o una parte significativa dei loro allievi nei quartieri dove la ghettizzazione è largamente compiuta». Situazioni che «non riguardano più soltanto le periferie e gli agglomerati urbani, ma anche numerosi paesi e piccole città». Ciò detto, al di là della varietà delle scuole indagate, l’inchiesta Obin registra «una molteplicità di elementi forti, ricorrenti dal nord al sud della Francia nella maggior parte degli istituti visitati». Compreso il fatto che quanto avviene nelle scuole «è oggetto di una negazione generalizzata da parte di molti dei responsabili. a tutti i livelli del sistema, la classe, l’istituto, l’accademia». Insomma, «è così tanto significativa, in questo campo, la tendenza di professori, educatori e direttori scolastici a nascondere una parte della loro realtà professionale» che «la congettura più probabile è che le osservazioni contenute in questo rapporto sono senza dubbio al di qua della realtà degli istituti scolastici studiati».
E veniamo ai contenuti. In primis, la condizione femminile. A cui il rapporto Obin dedica un capitolo dal titolo di per sé assai significativo: ‘La regressione della condizione delle donne’. È «l’aspetto senza dubbio più grave, più scandaloso e al tempo stesso più spettacolare». Eccone un colpo d’occhio: «Dappertutto il controllo morale e la sorveglianza degli uomini sulle donne tende a rinforzarsi e a prendere proporzioni ossessionanti. Bisogna averle viste, queste donne, completamente coperte di nero, comprese le mani e gli occhi, accompagnate da un uomo, spesso un giovane, a volte con un cuscinetto in mano perché la donna quando si siede non tocchi un luogo impuro».
Non meno inquietante è il diffondersi dell’antisemitismo. «La parola ‘ebreo’ sembra essere diventata tra numerosi bambini e adolescenti un insulto indifferenziato». «L’apologia del nazismo e di Hitler non sono casi eccezionali». «Oggi in Francia i bambini ebrei - ed essi sono i soli in questo caso - non possono essere più scolarizzati in un istituto qualsiasi». Per quanto riguarda invece «le contestazioni di natura politico-religiosa», qui il piatto si fa anche più ricco. Non c’è che l’imbarazzo della scelta. «Un gran numero di studenti francesi di origine maghrebina, la maggioranza in certe scuole, si considera straniero, opponendo due categorie, ‘i francesi’ e ‘noi’ ». E non si tratta di casi isolati. Tanto che «l’etnicizzazione sembra trasformarsi in un sentimento di appartenenza assai condiviso a una ‘nazione musulmana’, universale, distinta e opposta alla nazione francese. I suoi eroi sono i giovani palestinesi. i capi jihadisti responsabili degli attentati di New York e di Madrid». Ma è nel dettaglio degli insegnamenti che si esprime «il vigore e la generalità delle contestazioni».

L’indice delle materie tabù
Ecco la lista. Educazione fisica: «Assenteismo e rifiuto sono sempre più frequenti. Rifiuto di un numero crescente di allievi (la totalità in certi college) di indossare le tenute sportive regolamentari. Rifiuto di bagnarsi nell”acqua delle ragazze’ o in quella dei ‘non musulmani’». Lettere e filosofia: «Rifiuto o contestazione di certe opere e certi autori». Quali autori? Voltaire, Rousseau, Molière. Quali opere? Quelle cristiane in genere e quelle interpretate come «favorevoli alla libertà della donna» (Madame Bovary sembra sia la più osteggiata insieme a Cyrano di Bergerac, Chrétien de Troyes, ma anche Harry Potter). Storia e geografia: «La storia è l’oggetto di un’accusa in blocco» in quanto «sarebbe globalmente menzognera e parziale, esprimerebbe una visione ‘giudeo-cristiana’ e deformata del mondo». Matematica: «La sola (sic!) difficoltà menzionata dai professori. è il rifiuto di utilizzare tutti i simboli o di tracciare tutte le figure (angolo retto eccetera) che possano anche lontanamente somigliare a una croce». Lingue: «Le contestazioni sono relativamente circoscritte e concernono essenzialmente l’inglese e l’arabo». L’inglese perché considerato «veicolo dell’imperialismo». L’arabo perché i professori «lo parlano male». Discipline artistiche. Stesse contestazioni che nelle scuole primarie: «In particolare, rifiuto di disegnare un volto, di suonare il flauto o di praticare il canto corale». Gite scolastiche: «Un numero crescente di allievi di religione musulmana rifiuta di studiare le opere di architettura, le cattedrali, le chiese, i monasteri e gli edifici che hanno o hanno avuto una funzione religiosa».

La laïcité? È non parlare di football
Questa la situazione fotografata al giugno 2004. Monsieur Obin, è cambiato qualcosa? «Nulla. Per esempio in Bretagna, in una scuola media, durante un corso di storia alcuni allievi contestano la realtà storica dei miti egiziani preislamici. A volte le contestazioni vengono non dagli allievi ma dagli insegnanti. Sempre in Bretagna, durante uno stage a loro dedicato, alcuni insegnanti rifiutano l’intervento del direttore di una corale con il pretesto che l’uomo svolge la sua attività in una chiesa». C’è di peggio. In un sistema scolastico che ci viene descritto come omertoso e tran-
sigente rispetto all’arroganza islamista, la difesa della cosiddetta ‘laicità’ può ridursi a siparietti tipo quello narrato da Obin a Tempi. «Una giovane italiana, lettrice in una scuola media francese, si trova a far lezione in classe insieme al professore titolare. A un certo punto, rivolgendosi a un allievo che indossa la maglia bianconera, dice che la squadra migliore non è la Juventus ma la Roma. Alla fine della lezione il professore rimprovera la giovane lettrice italiana. Il motivo? Non doveva intervenire in quel modo perché ‘contrario alla laicità’. È probabile che il professore intendesse dire che in classe non si devono manifestare le proprie opinioni. E comunque l’italiana gli ha risposto con garbo e ironia: ‘Scusi, non sapevo che la laicità si applicasse anche al football’».

Scarface (1983)

Filed under: Film (cinema, DVD...) — Azael at 11:23 am on Friday, November 3, 2006

Regista: Brian De Palma

Principali interpreti: Al Pacino, Steven Bauer, Michelle Pfeiffer, Mary Elizabeth Mastrantonio

Film storico considerato fra i migliori di tutti tempi, non a torto Scarface e’ un film a tutto tondo, caratterizzato dalla regia di un ottimo De Palma (con scelte particolarmente innovative per l’epoca), da un’interpretazione semplice, lineare ma fortemente caratterizzante di Al Pacino e da un’ottima schiera di comprimari di buon livello (fra tutti una Pfeiffer alle primissime armi).

Il film si caratterizza di una violenza sicuramente fuori dal comune, ancora piu’ pesante se si considera il periodo in cui e’ stato girato; questa violenza ha pero’ la caratteristica importante di essere la trasposizione di una situazione reale: tutti gli episodi narrati sono infatti presi da casi realmente accaduti che lo scenaggiatore (Oliver Stone), il regista (De Palma) e il produttore (Bregman) hanno raccolto attraverso interviste e collaborazioni con vari dipartimenti di polizia (acquisendo filmati, fotografie e verbali di delitti operati nell’ambito delle lotte per il mercato della droga a Miami). Anche senza sapere che tutti gli episodi sono ispirati a crimini reali, si percepisce come il film trasudi un forte realismo che stride con una violenza irreale, ostentata ed esasperata…

Al Pacino ha creato un personaggio dotato di due sole facce, estremamente lineare e quindi molto facile da capire… eppure (o forse dovremmo dire “e quindi”?) completo, coinvolgente e travolgente. E’ evidente come il film sia stato costruito intorno alle sue capacita’ di attore e come poggi solidamente le sue basi sulla sua interpretazione.

Scarface e’ un film completo sotto tutti i punti di vista, ottimamente realizzato e preparato, un film che non perde significato e valore nonostante il passare degli anni.

La cosa (1982)

Filed under: Film (cinema, DVD...) — Azael at 4:27 pm on Thursday, November 2, 2006

Regista: John Carpenter

Principali interpreti: Kurt Russel, Keith David

Film al confine fra l’horror e la fantascienza, ricalca per certi versi Alien, porponendo una situazione di caccia in un ambiente isolato, ponendo pero’ l’accento su aspetti completamente diversi dal suo predecessore, prediligendo l’aspetto psicologico a quello della tensione pura.

Il film e’ decisamente vecchio, caratterizzato da effetti speciali che oggi ci paiono addirittura ridicoli e da un eccesso di sangue e frattaglie che ben si addice alla moda splatter del periodo. La storia ha qualche buco narrativo e cerca in modo abbastanza insensato di portare all’immancabile finale denso di esplosioni che distruggono l’intero set.