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My (un)useful blog...

La società moderna…

Filed under: Attualità — Azael at 10:01 am on Monday, May 26, 2008

Mi segnalano e prontamente riporto… a modo suo, da’ da pensare!

Dedicato a tutti gli adulti contemporanei pseudo-intellettuali neuro-ipocondriaci (ovverossia, tutti noi)

Dicono che tutti i giorni dobbiamo mangiare una mela per il ferro e una banana per il potassio. Anche un’arancia per la vitamina C e una tazza di tè verde senza zucchero, per prevenire il diabete.
Tutti i giorni dobbiamo bere due litri d’acqua (sí, e poi pisciarli, il che richiede il doppio del tempo che hai perso per berli).
Tutti i giorni bisogna mangiare un Actimel o uno yogurt per avere gli ‘L. Casei Immunitas’, che nessuno sa bene che cosa cavolo sono, peró sembra che se non ti ingoi per lo meno un milione e mezzo di questi batteri tutti i giorni, cominci a vedere sfocato.
Ogni giorno un’aspirina, per prevenire l’infarto, e un bicchiere di vino rosso, sempre contro l’infarto. E un altro di bianco, per il sistema nervoso. E uno di birra, che giá non mi ricordo per che cosa era. Se li bevi tutti insieme, ti puó venire un’emorragia cerebrale, peró non ti preoccupare perché non te ne renderai neanche conto.
Tutti i giorni bisogna mangiare fibra. Molta, moltissima fibra, finché riesci a cagare un maglione.
Si devono fare tra i 4 e 6 pasti quotidiani, leggeri, senza dimenticare di masticare 30 volte ogni boccone. Facendo i calcoli, solo in mangiare se ne vanno 5 ore..
Ah, e dopo ogni pranzo bisogna lavarsi i denti, ossia: dopo l’Actimel e la fibra lavati i denti, dopo la mela i denti, dopo il banano i denti… e cosí via finché ti rimangono dei denti in bocca, senza dimenticarti di usare il filo interdentale, massaggiare le gengive, risciacquarti con Listerine…
Meglio ampliare il bagno e metterci l’home theatre, perché tra l’acqua, le fibre e i denti, ci passerai varie ore lí dentro.
Bisogna dormire otto ore e lavorare altre otto, piú le 5 necessarie per mangiare = 21. Te ne rimangono 3, sempre che non ci sia traffico.
Secondo le statistiche, vediamo la tele per tre ore al giorno…
Giá, ma non si puó, perché tutti i giorni bisogna camminare almeno mezz’ora (per esperienza: dopo 15 minuti torna indietro, se no la mezz’ora diventa una).
Bisogna mantenere le amicizie perché sono come le piante, bisogna innaffiarle tutti i giorni. E anche quando vai in vacanza, suppongo.
Inoltre, bisogna tenersi informati, e leggere per lo meno due quotidiani e un paio di articoli di rivista, per una lettura critica.
Ah!, si deve fare sesso tutti i giorni, peró senza cadere nella routine: bisogna essere innovatori, creativi, e rinnovare la seduzione.
Tutto questo ha bisogno di tempo. E senza parlare del sesso tantrico (in proposito ti ricordo che bisogna lavarsi i denti dopo che si mangia qualsiasi cosa!).
Bisogna anche avere il tempo di scopar per terra, lavare i piatti, i panni, e non parliamo se hai un cane o … dei FIGLI???
Insomma, per farla breve, i conti mi danno 29 ore al giorno. La unica possibilitá che mi viene in mente é fare varie cose contemporaneamente; per esempio: ti fai la doccia con acqua fredda e con la bocca aperta cosí ti bevi i due litri d’acqua.
Mentre esci dal bagno con lo spazzolino in bocca fai l’amore (tantrico) con il compagno/a, che nel frattempo guarda la tele e ti racconta, mentre tu lavi anche per terra.
Ti é rimasta una mano libera? Chiama i tuoi amici! E i tuoi! Bevi il vino (dopo aver chiamato i tuoi ne avrai bisogno). Il BioPuritas con la mela te lo puó dare il tuo compagno/a, mentre si mangia la banana con l’Actimel, e domani fate cambio.
E meno male che siamo cresciuti, se no dovremmo trangugiare un ALPINITO Extra Calcio tutti i giorni.
Uuuuf!
Peró se ti rimangono due minuti liberi, invia questo messaggio ai tuoi amici (che bisogna innaffiare come una pianta), fallo mentre mangi una cucchiaiata di Total Magnesiano, che fa un mondo di bene.
Adesso ti lascio, perché tra lo yogurt, la mela, la birra, il primo litro d’acqua e il terzo pasto con fibra della giornata, giá non so piú cosa
sto facendo, sento peró che devo andare urgentemente al cesso. Così ne approfitto per lavarmi i denti!
Un caro saluto uomini e donne moderni!

Lutto

Filed under: Attualità — Azael at 10:35 pm on Wednesday, March 5, 2008

Oggi, anche se con un giorno di intollerabile ritardo (dovuto alla mia oramai quasi completa disconnessione dal mondo) il mio blog si veste a lutto, per ricordare e commemorare la perdita di una persona che in troppo pochi conoscono, eppure che ha avuto un’influenza fondamentale nella societa’ di oggi. Ieri infatti e’ morto Gary Gygax.

Per lui un pensiero, un ricordo ed un enorme grazie per tutto quello che ha fatto e per tutto quello che la sua influenza ha portato.

Per chi non sapesse chi e’ e volesse approfondire qui c’e’ un bell’articolo che lo ricorda e ne spiega brevemente l’influenza sulla societa’ di oggi.

Manipolazione dell’informazione II

Filed under: Attualità — Azael at 7:45 pm on Wednesday, September 12, 2007

Avevo parlato gia’ dell’argomento qui e qui… ammetto che l’argomento mi interessa… e quindi continuo con questa mia “crociata per l’autoconsapevolezza” (di essere presi per il c**o).

Il 7 settembre scorso (ho i miei tempi di elaborazione…) ho visto una puntata di Matrix, il programma di approfondimento di Enrico Mentana; l’argomento era quasi obbligatoriamente l’11 settembre e i complotti annessi e connessi. Il programma ha mostrato due filmati di egual durata, uno che portava le tesi e le aromentazioni (e le prove) dei cosi’ detti complottisti (le persone cioe’ che sostengono che dietro gli attentati dell’unidici di settembre ci siano molti aspetti oscuri e lo zampino dello stesso govern statunitense), uno dei Controcomplottisti (cioe’ quelle persone che portano prove non a sostegno della versione ufficiale, ma contro le prove dei complottisti).
Entrambi i filmati sono ben fatti ma vedendo il tutto mi sono reso conto (ancora una volta) quanto siamo vulnerabili rispetto a chi ci propone una notizia, anche se siamo le persone piu’ intelligenti e acculturate del mondo.
Per chi fosse interessato all’argomento (sia quello dei complotti dell’11 settembre, sia a quello della manipolazione dell’informazione) segnalo i seguenti link:
i filmati della puntata di Matrix
i filmati del giornalista che ha raccolto le testimonianze degli anticomplottisti
il sito sull’11 settembre del giornalista che ha raccolto le testimonianze anticomplottiste
Per la cronaca il giornalista in questione e’ Paolo Attivissimo, noto e capace giornalista italiano, fra l’altro detentore dell’utilissimo servizio “antibufala” dove verifica e spiega tutte le catene e le presunte bufale che girano su internet (normalmente come catene di e-mail).

Il lavoro duro…

Filed under: Attualità — Azael at 7:02 am on Tuesday, July 31, 2007

Tratto molto raramente argomenti di attualita’, anche perche’ non e’ che me ne interessi poi piu’ di tanto. Stavo pero’ leggendo un articolo de “la Repubblica” online in merito ad un deputato dell’UdC che aveva organizzato un festino a luci rosse (forse condito con droga) quando ho trovato un passaggio che riporto (casomai l’articolo sparisse):

LA VITA DA DEPUTATO - Cesa sottolinea anche il «problema» dei parlamentari che vivono a Roma da fuori sede, «e fuori dalla loro città  hanno una vita abbastanza dura». Lo dice riferendosi anche alla sua vita pubblica: «Quando ero eurodeputato, stavo da solo tutta la settimana e la solitudine è una cosa molto seria». Per questo, ripete più volte, «la vita del parlamentare è molto dura» e bisognerebbe pensare, propone, all’ipotesi di un ricongiungimento familiare: più soldi a deputati e senatori, quindi, per poter permettere il trasferimento delle loro famiglie a Roma.

Non mi voglio soffermare assolutamente sul festino del Deputato… ma su queste affermazioni che definire “di dubbio gusto” e’ fin troppo poco: come dovremmo definire i veri lavori duri? Schiavismo? I panettieri, i minatori, gli addetti all’immondizia… solo per citare i piu’ vistosi. Parliamo di chi ha un negozio, in particolare un bar, dove si lavora anche 10 ore al giorno sempre in piedi. E dopo aver conforntato la “durezza” di questi lavori, consideriamo tutte le persone che fanno un lavoro “normale” (impiegati) e che fanno i pendolari tornando solo il sabato e la domenica a casa. Nel mio posto di lavoro lo fanno in tantissimi e non solo i giovani che magari sono ancora legati alla famiglia. Aggiungo: ho colleghi dislocati in Libia, in Tunisia, in Germania, in Olanda e tantissimi altri paesi, europei e non; certo vengono pagati di piu’, molto di piu’… ma certamente nessuno anche solo lontanamente quando un deputato nel suo stipendio base.

Genialita’ e disabilita’

Filed under: Attualità, Internet — Azael at 8:59 am on Wednesday, May 16, 2007

Oggi segnalo alcuni filmati su youtube; sono le diverse parti di un unico servizio televisivo che parla di Derek Paravicini, un ragazzo con gravi ritardi mentali (l’origine di alcuni dei suoi problemi sono spiegati nel servizio) che e’ pero’ allo stesso tempo un genio della musica (tanto da tradurre in note persino i rumori del treno, quando viaggia con questo mezzo di locomozione).

Prima parte

Seconda parte

Terza parte

Quarta parte

Quinta parte

L’informazione

Filed under: Attualità, Informatica — Azael at 9:31 am on Wednesday, April 4, 2007

Torno dopo parecchio silenzio con un argomento a me caro: l’informazione (o meglio, la disinformazione). Non sono proprio l’ultimo utilizzatore di internet eppure non sono riuscito a venire a capo di una questione abbastanza rilevante (per me).

Leggo la Repubblica online e vedo il titolo: “Apple nel mirino della Commissione Ue Sotto accusa le restrizioni di iTunes”.

Leggo l’articolo e mi diventa ovvio che l’antitrust ha accusato Apple (inviandole una qualche forma di documentazione cui deve rispondere a breve) di non permettere l’acquisto della musica se non negli Store Online del paese di appartenenza dell’utente. Nell’articolo sono riportate le seguenti informazioni:

  1. nel mirino dell’antitrust ci sono: Apple e varie major musicali;
  2. la Apple ha gia’ risposto con un comunicato stampa che la cosa gli e’ stata imposta dalle major e che lei avrebbe preferito uno Store europeo unico;
  3. chi si sta occupando di tale questione e’ tale Jonathan Todd, di cui vengono riportati alcuni virgolettati.

Passo ad un altro sito di informazione, Macity e vedo il titolo: “L’Ue: “L’inchiesta sulla musica non colpisce Apple”"

Rimango di sale e verifico: si parla della stessa notizia! All’interno le informazioni riportate sono le stesse dell’articolo de “La Repubblica” tranne la prima: si dice infatti che sono le major ad essere nel mirino e non Apple. Viene anche riportato un virgolettato di Jonathan Todd: “La nostra opinione è che c’è un accordo imposto ad Apple dalle principali case discografiche. E’ vero che il nostro obbiettivo sono proprio loro e non Apple che si limita a gestire il negozio. Non vediamo la ragione per cui sia in atto una simile politica commerciale.”

Ho provato a cercare in giro ma non ho trovato molto, soprattutto non ho trovato il comunicato di Jonathan Todd per poter verificare di persona. Chi sbaglia? E perche’ ci possono essere delle differenze cosi’ grandi nell’interpretazione di una notizia? Quid prodest?

Le traduzioni

Filed under: Attualità — Azael at 8:31 pm on Monday, January 8, 2007

Qualche rara volta ho usato queste pagine (viste da quattro gatti, ma non e’ questo che conta) per scrivere anche qualcosa in piu’ di un semplice resoconto su un film o su un libro, oppure di una segnalazione di un filmatino in rete.

Questa volta e’ una di quelle volte in cui vorrei scrivere qualcosa di piu’ (approfittando anche del fatto che nei prossimi giorni non aggiornero’ il blog per impegni che mi terranno lontano dal computer).

Stavo discorrendo con una mia vecchia amica (che, a prescindere dal fatto che mi conosca, e’ anche una persona meravigliosa) quando siamo incappati nel discorso delle traduzioni, in particolare delle traduzioni dei libri (che poi e’ il suo lavoro). Senza scendere troppo nei dettagli del discorso, mi e’ diventato evidente come la posizione dei traduttori di opere letterarie sia poco considerata, soprattutto a fronte di quanto invece rivesta un ruolo fondamentale nella riuscita e nel successo editoriale di un libro. Questa “invisibilita’” porta a tantissime conseguenze, fra le quali l’impossibilita’ di creare un normale mercato della domanda e dell’offerta che consideri pienamente non solo la traduzione in se’, ma anche la sua qualita’ (chi gioca di ruolo ben sa cosa questo significhi, soprattutto quando si prende in mano un manuale mal tradotto ed adattato; non per niente in molti, ed io per primo, comprano manuali in lingua originale).

Le conseguenze del discorso fatto oggi con questa mia amica sono fondamentalmente tre: questo articolo sul blog, l’impegno da parte mia a segnalare i traduttori dei prossimi libri che recensiro’, e la pubblicazione (in calce) di un link ad un documento che vi invito a leggere, un documento in merito a questo aspetto molto sottovalutato della letteratura.

Lettera

Verba volant…

Filed under: Attualità — Azael at 1:17 am on Monday, December 4, 2006

Per fortuna al giorno d’oggi anche le parole possono essere registrate e quindi rimangono per essere consultate con il senno di poi; non che ce ne fosse bisogno, ma questo video mostra qualcosa che tutti credo ricordiamo bene (per la cronaca la tassa di successione ha una franchigia di 1 milione di euro; non e’ chiaro se sia per erede o per tutti gli eredi insieme, ma comunque mi pare molto meno di “parecchi milioni”).

Rapporto francese censurato

Filed under: Attualità — Azael at 2:18 pm on Friday, November 3, 2006

Mi segnalano questo articolo (fonte: sito) ed io lo pubblico.

Lo trovo interessante perche’ fa il paio con un documentario che vidi un annetto fa alla TV sulla situazione della Francia. Il punto principale presentato dal documentario era la differenza fra l’immagine di multiculturalita’ che ha la Francia all’estero, e la reale situazione di ghettizzazione che la contraddistingue. L’articolo non fa che mettere ulteriormente in evidenza questa preoccupante situazione.

Ci sono alcuni passaggi sufficientemente pretestuosi e qualche parola “di troppo” per i miei gusti, ma lo trovo comunque abbastanza significativo ed importante.

Qui comandano loro
Apriamo un dossier ministeriale francese. «A scuola c’è un nuovo padrone di casa: il prof. li chiama i ‘barbuti’, lo studente ‘i grandi fratelli’». Parla l’autore J. Obin
di Amicone Luigi

Vietato studiare le civiltà preislamiche nell’ora di storia. E leggere Rousseau in quella di filosofia. Vietato parlare di Gesù nell’ora di introduzione al fatto religioso. E rappresentare segni che possano rammentare una croce in quella di matematica. Vietato ricordare l’Olocausto degli ebrei. E indossare tute da ginnastica. Vietato mangiare alla stessa mensa. E nuotare nella stessa piscina dove nuotano gli altri studenti laici, cristiani, ebrei, ‘gli impuri’. Vietato non rispettare il ramadan anche se sei un musulmano laico o un berbero di Cabilia. È un mondo scolastico di segregazione mentale e umana straordinaria. Ma non siamo a Kabul. E neppure in una scuola saudita, sotto il regime di polizia religiosa del muhtawwa’in. Siamo nelle scuole delle banlieue di Parigi. E in certi borghi rurali della Francia profonda. Altro che velo. «I segni e il modo di vestirsi sembrano costituire l’albero che nasconde la foresta».
È un quadro impressionante quello disegnato dal rapporto-inchiesta realizzato in oltre sessanta scuole di una ventina di province francesi da un team di ricercatori guidati da Jean-Pierre Obin, ispettore generale del ministero dell’Educazione e professore associato all’Istituto universitario di formazione dei maestri di Lione. Si intitola Segni e manifestazioni di appartenenza religiosa negli istituti scolastici. È stato svolto tra l’ottobre del 2003 e il maggio 2004 e consegnato nelle mani del ministro dell’Educazione nel giugno dello stesso anno. Come mai ci è voluto un anno prima che venisse reso noto? Come mai invece di essere pubblicato è apparso solo nel sito del ministero ed è rimasto pressoché sconosciuto al grande pubblico? L’autore, Obin, lo spiega così a Tempi: «La prima ragione che ci venne data è che nel settembre 2004 entrava in vigore la nuova legge sul divieto per gli allievi di portare in modo appariscente simboli religiosi nelle scuole pubbliche. Il ministro dell’Educazione ci disse allora che il rapporto andava bene, ma che non lo si poteva pubblicare per evitare di alimentare le polemiche. Poi ci fu il rapimento di alcuni francesi in Iraq e tra le altre rivendicazioni i rapitori chiesero al nostro governo il ritiro della legge sul velo. E così la pubblicazione slittò ulteriormente. Nel dicembre 2004 gli ostaggi vennero liberati, ma il rapporto non uscì perché il ministro decise di concentrare altrove la sua comunicazione. Alla fine, siamo nell’aprile 2005, il rapporto apparve con discrezione sul sito del ministero».

Non ci vedo, non ci sento, non leggo
Discrezione molto comprensibile. È noto infatti che governi francesi, di qualunque colore politico essi siano, tendono a gestire con molta prudenza le questioni riguardanti la comunità musulmana. Molto numerosa in Francia. Passata in meno di un secolo dalle 5 mila unità del 1913 ai 5 milioni di oggi (secondo i dati del ministro degli Interni Nicolas Sarkozy, ma stime non ufficiali parlano di 6 milioni). Nonostante la prudenza, i fatti però sono testardi. Il primo anniversario della rivolta delle banlieue parigine viene celebrato in questi giorni con rinnovati roghi e violenze. E durante il mese di ramadan appena conclusosi, il clima di certe scuole è stato pesantissimo. «A Lione - racconta Obin - nel cortile di una scuola una ragazzina musulmana che mangiava un panino è stata colpita con delle pietre da alcuni ragazzi musulmani. Questo episodio illustra bene le nostre preoccupazioni. Nelle scuole dove gli allievi musulmani sono numerosi e a volte maggioritari, se si ha un cognome ad assonanza araba non si può non fare il ramadan. E questo non vale solo per gli allievi ma anche per il personale, insegnanti compresi, che spesso vengono aggrediti o redarguiti perché non praticano il digiuno rituale. In alcune scuole diventa difficile garantire la libertà individuale». A un anno dall’esplosione delle banlieue le radici della violenza sono tuttora vive e ben protette sotto la spessa coltre di giustificazioni sociologiche. Però, come confermano i dati raccolti nel rapporto Obin, nonostante l’impegno profuso dai media a sostegno del ‘multiculturalismo’, la Francia è il paese in cui gli atti di conculcamento delle libertà civili e un’ideologia religiosa totalitaria stanno prendendo piede e stanno guadagnando fette sempre più consistenti di popolazione e di territorio.

Segregati donne ed ebrei
«La segregazione sociale, etnica e religiosa di cui abbiamo misurato il risultato scolastico - si legge nel rapporto Obin - è solo in parte ’spontanea’, vale a dire una conseguenza meccanica, non regolata, delle evoluzioni demografiche ed economiche. Essa è anche stata il frutto dell’attivismo di gruppi religiosi o politico-religiosi, così come dell’azione di certe amministrazioni locali». Tutto ciò ha prodotto «l”etnicizzazione’ della vita degli adolescenti, vale a dire la costruzione identitaria sulla base di una origine ricostruita o idealizzata». Così, «dal nord al sud della Francia i nostri interlocutori descrivono un’evoluzione più brutale di quella avvenuta sul piano sociale, un rivolgimento rapido e recente. ‘l’islamizzazione’ dei quartieri». Dove le figure protagoniste «sono coloro che i professori chiamano con una certa aggressività ‘i barbuti’ e che gli studenti nominano con rispetto e timore ‘i grandi fratelli’». Coloro che «propongono con successo ai giovani immigrati un’identità positiva e universale ‘musulmana’». Coloro che armano i giovani dell’accusa di ‘islamofobia’ per contestare chi non si piega all’ideologia islamista. Nella nota metodologica del rapporto Obin si sottolinea che «il panel delle scuole visitate non costituisce in alcun caso un campione rappresentativo delle scuole francesi». Tuttavia, rimarcano i ricercatori, «costituisce senza dubbio un panel sufficientemente rappresentativo di quel margine particolarmente attivo del sistema educativo quanto all’oggetto del nostro studio». Ovvero quei «college, licei e licei professionali che reclutano la totalità o una parte significativa dei loro allievi nei quartieri dove la ghettizzazione è largamente compiuta». Situazioni che «non riguardano più soltanto le periferie e gli agglomerati urbani, ma anche numerosi paesi e piccole città». Ciò detto, al di là della varietà delle scuole indagate, l’inchiesta Obin registra «una molteplicità di elementi forti, ricorrenti dal nord al sud della Francia nella maggior parte degli istituti visitati». Compreso il fatto che quanto avviene nelle scuole «è oggetto di una negazione generalizzata da parte di molti dei responsabili. a tutti i livelli del sistema, la classe, l’istituto, l’accademia». Insomma, «è così tanto significativa, in questo campo, la tendenza di professori, educatori e direttori scolastici a nascondere una parte della loro realtà professionale» che «la congettura più probabile è che le osservazioni contenute in questo rapporto sono senza dubbio al di qua della realtà degli istituti scolastici studiati».
E veniamo ai contenuti. In primis, la condizione femminile. A cui il rapporto Obin dedica un capitolo dal titolo di per sé assai significativo: ‘La regressione della condizione delle donne’. È «l’aspetto senza dubbio più grave, più scandaloso e al tempo stesso più spettacolare». Eccone un colpo d’occhio: «Dappertutto il controllo morale e la sorveglianza degli uomini sulle donne tende a rinforzarsi e a prendere proporzioni ossessionanti. Bisogna averle viste, queste donne, completamente coperte di nero, comprese le mani e gli occhi, accompagnate da un uomo, spesso un giovane, a volte con un cuscinetto in mano perché la donna quando si siede non tocchi un luogo impuro».
Non meno inquietante è il diffondersi dell’antisemitismo. «La parola ‘ebreo’ sembra essere diventata tra numerosi bambini e adolescenti un insulto indifferenziato». «L’apologia del nazismo e di Hitler non sono casi eccezionali». «Oggi in Francia i bambini ebrei - ed essi sono i soli in questo caso - non possono essere più scolarizzati in un istituto qualsiasi». Per quanto riguarda invece «le contestazioni di natura politico-religiosa», qui il piatto si fa anche più ricco. Non c’è che l’imbarazzo della scelta. «Un gran numero di studenti francesi di origine maghrebina, la maggioranza in certe scuole, si considera straniero, opponendo due categorie, ‘i francesi’ e ‘noi’ ». E non si tratta di casi isolati. Tanto che «l’etnicizzazione sembra trasformarsi in un sentimento di appartenenza assai condiviso a una ‘nazione musulmana’, universale, distinta e opposta alla nazione francese. I suoi eroi sono i giovani palestinesi. i capi jihadisti responsabili degli attentati di New York e di Madrid». Ma è nel dettaglio degli insegnamenti che si esprime «il vigore e la generalità delle contestazioni».

L’indice delle materie tabù
Ecco la lista. Educazione fisica: «Assenteismo e rifiuto sono sempre più frequenti. Rifiuto di un numero crescente di allievi (la totalità in certi college) di indossare le tenute sportive regolamentari. Rifiuto di bagnarsi nell”acqua delle ragazze’ o in quella dei ‘non musulmani’». Lettere e filosofia: «Rifiuto o contestazione di certe opere e certi autori». Quali autori? Voltaire, Rousseau, Molière. Quali opere? Quelle cristiane in genere e quelle interpretate come «favorevoli alla libertà della donna» (Madame Bovary sembra sia la più osteggiata insieme a Cyrano di Bergerac, Chrétien de Troyes, ma anche Harry Potter). Storia e geografia: «La storia è l’oggetto di un’accusa in blocco» in quanto «sarebbe globalmente menzognera e parziale, esprimerebbe una visione ‘giudeo-cristiana’ e deformata del mondo». Matematica: «La sola (sic!) difficoltà menzionata dai professori. è il rifiuto di utilizzare tutti i simboli o di tracciare tutte le figure (angolo retto eccetera) che possano anche lontanamente somigliare a una croce». Lingue: «Le contestazioni sono relativamente circoscritte e concernono essenzialmente l’inglese e l’arabo». L’inglese perché considerato «veicolo dell’imperialismo». L’arabo perché i professori «lo parlano male». Discipline artistiche. Stesse contestazioni che nelle scuole primarie: «In particolare, rifiuto di disegnare un volto, di suonare il flauto o di praticare il canto corale». Gite scolastiche: «Un numero crescente di allievi di religione musulmana rifiuta di studiare le opere di architettura, le cattedrali, le chiese, i monasteri e gli edifici che hanno o hanno avuto una funzione religiosa».

La laïcité? È non parlare di football
Questa la situazione fotografata al giugno 2004. Monsieur Obin, è cambiato qualcosa? «Nulla. Per esempio in Bretagna, in una scuola media, durante un corso di storia alcuni allievi contestano la realtà storica dei miti egiziani preislamici. A volte le contestazioni vengono non dagli allievi ma dagli insegnanti. Sempre in Bretagna, durante uno stage a loro dedicato, alcuni insegnanti rifiutano l’intervento del direttore di una corale con il pretesto che l’uomo svolge la sua attività in una chiesa». C’è di peggio. In un sistema scolastico che ci viene descritto come omertoso e tran-
sigente rispetto all’arroganza islamista, la difesa della cosiddetta ‘laicità’ può ridursi a siparietti tipo quello narrato da Obin a Tempi. «Una giovane italiana, lettrice in una scuola media francese, si trova a far lezione in classe insieme al professore titolare. A un certo punto, rivolgendosi a un allievo che indossa la maglia bianconera, dice che la squadra migliore non è la Juventus ma la Roma. Alla fine della lezione il professore rimprovera la giovane lettrice italiana. Il motivo? Non doveva intervenire in quel modo perché ‘contrario alla laicità’. È probabile che il professore intendesse dire che in classe non si devono manifestare le proprie opinioni. E comunque l’italiana gli ha risposto con garbo e ironia: ‘Scusi, non sapevo che la laicità si applicasse anche al football’».

Riflettere

Filed under: Attualità — Azael at 6:03 pm on Tuesday, October 24, 2006

Ultimamente sto trascurando il blog, lo so. Ma il tempo e’ tiranno e ne ho molto poco a disposizione. Oggi trovo cinque minuti per pubblicare una mail che mi e’ arrivata. Sono contro le “catene” e quindi non la inoltrero’ a tutti quelli che conosco… dato che pero’ la trovo interessante e stimolante per un pensiero critico di tutto quello che ci viene detto, la pubblico integralmente cosi’ come mi e’ arrivata, senza alcune modifica.

*****
Qualche giorno fa, è passata sia in tv che su internet questa notizia:
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=119680
Sara Orabi, italiana di origine egiziana, di religione islamica, frequenta un oratorio per fare volontariato. Bell’esempio di integrazione?
La stessa ragazza è stata ospite a “Porta a Porta” e la puntata è andata in onda ieri sera (23 ottobre 2006). L’argomento della puntata era il discusso velo e i problemi che, soprattutto ultimamente hanno coninvolto la politica italiana. In particolare Vespa si è ispirato all’episodio che ha visto conivolta l’onorevole Santanchè e l’imam di Segrate. Oltre alla Santanchè erano presenti, tra gli altri, il ministro Barbara Pollastrini e Khaled Fouad Allam (Margherita), una ragazza di origine marocchina che ha partecipato a Miss Italia,il fidanzato di Hina, la ragazza pakistana uccisa dal padre e da alcuni parenti ad agosto a Brescia.
Parlando del velo, Sara afferma di portarlo spontaneamente e che la fa sentire protetta. Nulla da dire, contenta lei…Il discorso passa a quello che il velo rappresenta, al diverso livello di diritti dell’uomo e della donna (l’uomo può ripudiare la donna, lei può divorziare solo se risarcisce in soldi il marito, ad esempio…). Si arriva alle cose più gravi…alla ragazza di 22 anni linciata qualche giorno fa in Iraq perchè sospettata di adulterio, dopo essere stata seppellita nel terreno fino a metà busto; alla ragazza che rischia di essere impiccata in Iran per la stessa accusa ( http://www.radio.rai.it/radio1/zapping/ ) e della quale non si sa se la condanna sia stata annullata; ed infine si parla di Hina. Vespa rivolge a Sara Orabi più volte questa domanda: “cosa ne pensi di questa ragazza irachena, che ha tre anni più di te, uccisa a sassate per un’accusa di aduleterio?E’ giusto?”. La risposta è la seguente: “NON RISPONDO”. Sara snocciola un passaggio del Leviatano in cui si dice che gli adulteri devono essere uccisi, dice che in tutte e 3 le grandi religioni monoteiste si parla di questa punizione per questo peccato. Sara non concepisce i cattolici che dicono di esserlo e poi non sono praticanti. Quindi noi per essere buoni cristiano dovremmo linciare gli adulteri? Sara non lo sa, ma ribadisce che è scritto così. Ah, beh, allora…Vespa le dice che sono 2006 anni che abbiamo risolto questo problema, perchè un certo signore chiamato Gesù ha parlato di perdono e lei persevera nel dire che è scritto in tutte e tre i libri sacri. Al che Vespa, allibito come gli altri ospiti le chiede se lei, come persona, trova eticamente, moralmente giusto che quella ragazza sia morta così…SARA ORABI NON RISPONDE ANCORA. E non lo farà. Per Sara è inutile che tutti esprimano le proprie opinioni, perchè sono solo opinioni e non quello che dice Dio. Sara dirà solo che è dispiaciuta per Hina. Per il resto, non ha un’opinione, pensa solo che lei non è nessuno per contrastare la parola di Dio.
Alla faccia della solidarietà femminile, dell’umana pietà! Questa ragazza dovrebbe essere un esempio di integrazione, di moderazione, dell’Islam con cui vorremmo avere a che fare. E se non ci fosse stata la punatata di “Porta a Porta”, avremmo continuato a pensarla allo stesso modo?magari si! I commenti da fare sono moltissimi, ma parla da sè la puntata. Sul sito www.portaaporta.rai.it si possono rivedere le puntate trasmesse in tv; ancora non c’è la punatata del 23 ottobre, ma vi consiglio di vederla. Non è tempo buttato. Ma non fatelo prima di dormire, potreste non riuscire ad addormantarvi per i nervi…
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